Tra il fuoco e l’acqua, la montagna e il mare, Catania si erge, allegra e malinconica, come città dalle mille, meravigliose contraddizioni. Perla decadente, Catania è storia ed è modernità; Catania è gioia ed è rabbia; Catania è fame e sazietà; Catania è paese ed è metropoli.

Catania è Sacro ed è Profano.

E se del Profano avremo altre occasioni di parlare, vogliamo volgere ora il nostro sguardo – innamorato e disilluso– a quel Sacro che pulsa come una ferita nei fianchi della nostra città. E lo facciamo consigliandovi qualche tappa fondamentale di questo percorso sacro.

La sacralità di Catania è passionale, folkloristica, calda, sentita. Alcuni potrebbero dire addirittura blasfema, ipocrita. Ma – badate – mai fasulla. Il culto per la Santa patrona, la beneamata Agata – la cui festa ai primi di Febbraio è, per solennità e grandezza, la terza più importante del mondo. Le mille e una chiese che impreziosiscono come pepite d’oro sul letto di un fiume morto il reticolato urbano del centro storico. La tradizione, e la fede vera: le preghiere e i sacrifici degli anziani, figli di un’era ormai in declino, di una religiosità semplice e genuina.