Nel 1040 il corpo di Sant’Agata fu trasportato a Costantinopoli dal generale Giorgio Maniace, dopo il fallimento dell’ultimo tentativo di riconquista bizantina della Sicilia. Le Reliquie rimasero a Bisanzio, insieme a quelle degli altri Santi siciliani, fino al 1126 quando, secondo la tradizione, Agata apparve a due soldati ordinando loro di riportare il suo corpo in patria. Dopo un avventuroso viaggio, le reliquie giunsero a Catania il 17 agosto 1126.

Da allora esse sono conservate in preziosi reliquiari antropomorfi in argento, normalmente conservati all’interno dello scrigno d’argento. Il reliquiario più importante è il mezzobusto realizzato da Giovanni Di Bartolo nel 1376 e ricoperto di preziosi gioielli ed ex voto, dal momento che al suo interno contiene l’insigne reliquia del teschio di Sant’Agata.

Discorso a parte merita il Velo, che Agata indossava in quanto vergine consacrata, e che nel corso dei secoli ha protetto la città dalle eruzioni dell’Etna: esso è conservato in una teca di cristallo che durante tutto il mese di gennaio, in preparazione alla festa, visita parrocchie, carceri, scuole e ospedali della città.

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